I Domenica di AVVENTO

 

Dal libro del profeta Isaìa (63, 16-17; 64, 4-6)

Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?

Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità.

Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia

e si ricordano delle tue vie.  Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te;  perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.
Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma; tutti noi siamo opera delle tue mani.

 

 

Carissimi, questa domenica inizia il nuovo anno liturgico con la prima domenica di Avvento. Vi propongo una breve riflessione partendo dalla prima lettura della Messa, che in quasi tutte le domeniche di questo tempo liturgico, è presa dal libro di Isaia. Egli è il profeta dell’Avvento per eccellenza, perché ancora molto prima di Giovanni Battista, ha invitato il popolo d’Israele ad attendere ben preparati, la venuta del Signore (il Messia). In questo brano egli risponde ai “rimproveri” che il popolo ebraico, in grave difficoltà perché deportato in esilio, rivolge a Dio, come se la colpa di tutto fosse sua: “Perché Signore ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore…”? (v. 17)  Partendo dalla certezza che Dio è “nostro padre” (v.16), egli li invita a fare un serio esame di coscienza: è Dio che ha abbandonato il suo popolo o il popolo che ha dimenticato Dio? Non è che: “abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli…? Non è che: “nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te…”? Forse anche noi, in questo difficile momento che l’umanità intera sta vivendo, almeno qualche volta siamo stati tentati di prendercela con Dio, come se Lui si fosse dimenticato di noi, proprio come al tempo di Isaia. Ma anche oggi, come allora, il profeta ci invita non scaricare su Dio le nostre responsabilità, perché Egli ci ha consegnato il creato come un giardino e in tante parti del mondo l’abbiamo rovinato con le nostre stesse nostre mani, riducendolo ad un ammasso di rifiuti pericolosi; Egli ci ha creati come fratelli e sorelle, ma lontano e vicino a noi, dominano soprusi, violenza e morte; abbiamo ricevuto da lui un cuor di carne , ma sovente il nostro egoismo è capace di trasformarlo in una pietra! Infine, Egli ci ha donato Gesù come nostro Salvatore, e noi continuiamo a cercare la nostra salvezza da tutt’altra parte: nel possesso, nel potere, negli ultimi ritrovamenti della tecnica e della scienza, che se non sono ben usati, ci fanno perdere la bellezza dello stare insieme, del comunicare, del condividere… Dio, che è nostro Padre, la sua parte l’ha fatta e continua a farla: siamo noi che dobbiamo cambiare rotta e metterci tutti in ricerca del nostro vero bene, abbandonando quelle scelte forse più comode, ma con cui corriamo il rischio di rovinarci con le nostre stesse mani.

Buona domenica, buona settimana e buona festa patronale di San Dalmazzo, anche se quest’anno sarà celebrata in tono “minore”. 

d. Michele

Per i cristiani perseguitati

 

 

Sapremo scoprire, Signore
che tu sei presente fra noi?
Sapremo vedere l’amore
nei doni che vengon da te?

Chi può trasformare in un canto
i pesi portati nel cuore?
Tu solo il Vivente, il Santo
che accogli e salvi il dolore.

I gemiti e i pianti segreti
dal cuore risalgono al cielo
con grida di santi e profeti
diventano il cantico nuovo.

L’Agnello da sempre immolato
le lacrime asciuga dagli occhi
col vino che in croce ha pigiato
ci riempie la coppa di nozze.

O unico Amante dell’uomo
o unico Amato in eterno
o unico Amore fedele
ricevi la gloria per sempre.

 

 

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